Circolare n. 35/2013: contratto a termine acausale e periodi “cuscinetto”

Con la circolare n. 35 del 29 agosto 2013, il Ministero del Lavoro indirizza al personale ispettivo dello stesso Ministero, degli Istituti previdenziali e assicurativi e agli attori del mercato del lavoro i primi chiarimenti in ordine alle novità apportate dal D.L. n. 76/2013, c.d. “ Decreto Lavoro”, “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”, convertito in L. n. 99/2013, entrata in vigore il 23 agosto 2013.

Come noto, il Decreto Lavoro ha apportato importanti modifiche alla disciplina di alcuni istituti di diritto del lavoro. Segnatamente, le misure introdotte riguardano il ricorso ad alcune tipologie contrattuali che, come auspicato da più parti e in particolare dalle Agenzie per il lavoro, intervengono per concretizzare il principio di flessibilità nel mondo del lavoro, al fine di una più celere ripresa occupazionale.

Tra le riforme che qui maggiormente interessano si richiama, in particolare, quella relativa al contratto a tempo determinato e di somministrazione.

Sul punto, il D.L. n. 76/2013 introduce alcune modifiche volte principalmente alla razionalizzazione dell’istituto.

In prima battuta, la circolare chiarisce che la “nuova” disciplina del contratto a termine privo di causa, c.d. “acausale”, non richiede le ragioni di carattere “tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”:

a) nell’ipotesi del primo rapporto a tempo determinato, di durata non superiore a dodici mesi comprensiva di eventuale proroga, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel caso di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi dell’art. 20, comma 4, del D.Lgs. n. 276/2003;

b) in ogni altra ipotesi individuata dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Dal confronto con il testo previgente emerge che il legislatore del 2013 ha inteso estendere l’ambito di applicabilità del contratto a termine acausale. A riprova di ciò giova sottolineare che:

– tale tipologia contrattuale può essere prorogata, stante l’intervenuta abrogazione del comma 2 bis, dell’art. 4 del D.Lgs. n. 368/2001;

– la disciplina eventualmente introdotta dalla contrattazione collettiva in materia di contratto “acausale” va ad integrare quanto già previsto direttamente dal Legislatore (per effetto del revirement inerente ai rapporti tra contrattazione collettiva e legge).

Al fine di meglio chiarire quanto dinanzi accennato, la circolare in esame precisa che l’abrogazione del comma 2 bis, dell’art. 4 del D.Lgs. n. 368/2001, ai sensi e per effetto del D.L. n. 76/2013, consente oggi la proroga dei contratti a tempo determinato “acausali”, i quali potranno avere comunque una durata massima complessiva di dodici mesi (fermo restando il ricorso ai c.d. periodi cuscinetto). Sul punto va chiarito che la proroga può riguardare anche contratti sottoscritti (ma evidentemente non ancora scaduti) prima del 28 giugno 2013 (data dell’entrata in vigore del D.L.) e che rispetto agli stessi trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 4 del D.Lgs. n. 368/2001 ad eccezione del requisito relativo alla “esistenza delle ragioni che giustificano l’eventuale proroga”.

Quanto alle modifiche introdotte all’art. 5 del D.Lgs. n. 368/2001 occorre infine evidenziare come il Legislatore si sia preoccupato di chiarire che i c.d. periodi cuscinetto di cui al comma 2 dello stesso articolo – ai sensi del quale “Se il rapporto di lavoro, instaurato anche ai sensi dell’articolo 1, comma 1-bis, continua oltre il trentesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi nonché decorso il periodo complessivo di cui al comma 4-bis, ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini” – trovano applicazione anche in relazione ai contratti a termine “acausali”.

In tal senso pertanto – ferme restando eventuali diverse previsioni introdotte dalla contrattazione collettiva – un contratto “acausale” potrà avere una durata massima di dodici mesi e cinquanta giorni, superati i quali lo stesso si trasformerà in un “normale” contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Ne deriva, pertanto, che l’applicazione dei “periodi cuscinetto” anche in relazione ai contratti “acausali” comporta l’applicazione della disposizione già contenuta nel comma 1 dell’art. 5 del D.Lgs. n. 368/2001, relativa alle maggiorazioni retributive dovute al lavoratore “per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al venti per cento fino al decimo giorno successivo”“al quaranta per cento per ciascun giorno ulteriore”.

Va, infine, evidenziato che il D.L. n. 76/2013 abroga anche il comma 2 bis, art. 5, del D.Lgs. n. 368/2001 che aveva introdotto un obbligo di comunicazione al Centro per l’impiego – obbligo comunque sprovvisto di presidio sanzionatorio – nell’ipotesi di continuazione “di fatto” del rapporto a tempo determinato oltre il termine inizialmente stabilito.

Sistema Lavoro
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