Archivio per categoria Studi e Ricerche

Circolare n. 35/2013: contratto a termine acausale e periodi “cuscinetto”

Con la circolare n. 35 del 29 agosto 2013, il Ministero del Lavoro indirizza al personale ispettivo dello stesso Ministero, degli Istituti previdenziali e assicurativi e agli attori del mercato del lavoro i primi chiarimenti in ordine alle novità apportate dal D.L. n. 76/2013, c.d. “ Decreto Lavoro”, “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”, convertito in L. n. 99/2013, entrata in vigore il 23 agosto 2013.

Come noto, il Decreto Lavoro ha apportato importanti modifiche alla disciplina di alcuni istituti di diritto del lavoro. Segnatamente, le misure introdotte riguardano il ricorso ad alcune tipologie contrattuali che, come auspicato da più parti e in particolare dalle Agenzie per il lavoro, intervengono per concretizzare il principio di flessibilità nel mondo del lavoro, al fine di una più celere ripresa occupazionale.

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Somministrazione di lavoro ed indennità di cui all’art. 32, comma 5, legge n. 183/2010

Un nutrito contenzioso impegna da tempo la giurisprudenza circa la riconducibilità, o meno, alla somministrazione irregolare o priva di forma scritta del nuovo regime sanzionatorio introdotto dall’art. 32 comma 5, L. n. 183 del 2010, nelle ipotesi di conversione di un contratto a termine in uno a tempo indeterminato.

La norma statuisce “nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, la condanna del datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità omnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604”.

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Agevolazioni contributive per i datori di lavoro che assumono, anche in somministrazione, categorie di lavoratori socialmente svantaggiati

Con la circolare n. 34/2013 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fornisce istruzioni per l’attuazione degli incentivi all’assunzione, previsti dalla Legge Fornero, in favore di coloro che assumano, a decorrere dal 1° gennaio 2013, determinate categorie di lavoratori socialmente svantaggiati, anche in somministrazione di lavoro.

Nello specifico, dette disposizioni agevolatrici intendono incrementare l’occupazione delle seguenti categorie di lavoratori:

  • uomini o donne di età non inferiore a cinquant’anni “disoccupati da oltre dodici mesi”; per quanto concerne la disoccupazione, il lavoratore dovrà essere registrato presso il centro per l’impiego competente per domicilio.

  • donne di qualsiasi età, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione Europea “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”; tale locuzione si riferisce a coloro che negli ultimi sei mesi non hanno prestato attività di lavoro subordinato legata ad un contratto di durata di almeno sei mesi ovvero hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione.Maggiori informazioni

Il concetto di “acausalità” nella giurisprudenza di merito.

Con sentenza 12 giugno 2013, il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, sottopone a disamina il concetto di acausalità con riferimento al contratto di somministrazione del lavoro, oggetto di recenti interventi legislativi.

Difatti, ai sensi del nuovo comma 1-bis, art. 1, D. Lgs n. 368/2001, inserito dall’art. 1, comma 9, lett. b), L. n. 92/2012, l’indicazione della causa non è più richiesta nell’ipotesi di primo contratto a tempo determinato “di durata non superiore a dodici mesi”; tale principio si applica anche in caso “di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4, art. 20, Dlgs 10.9.2003, n. 276”. Sul punto, è di recente intervenuto il D.L. n. 76/2013, convertito in L. n. 99/2013, che ha apportato alcune modifiche al comma 1 bis summenzionato. In deroga alla regola sancita dal primo comma, secondo cui il contratto a termine è consentito solo a “a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro”, oltre all’ipotesi dianzi menzionata, la causa non è più richiesta in “ogni altra ipotesi individuata dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

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Lo stop-and-go nella successione dei contratti di somministrazione a termine.

La legge 9 agosto 2013, n. 99, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 22 agosto 2013 che ha convertito, con modificazioni, il decreto legge 28 giugno 2013, n. 76 interviene nuovamente sulla disciplina dello stop and go, ossia sugli intervalli che si devono rispettare tra il termine di un contratto a tempo determinato e l’inizio di un altro contratto a termine tra le medesime parti, per mansioni equivalenti.

La materia è stata oggetto, nell’ultimo anno, di diverse modifiche che hanno fornito un quadro piuttosto indefinito ed incerto. Al fine di verificare l’impatto delle modifiche sulla disciplina dello “stop and go” nel mercato del lavoro, si ritiene possa essere utile un breve excursus normativo.

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Crediti verso la Pubblica Amministrazione e rilascio del DURC.

Il Ministero del Lavoro, con circolare n. 40/2013, ha emanato i primi chiarimenti in merito alla corretta applicazione dell’art. 13 bis, comma 5, del D.L. n. 52/2012 e del D.M. 13 marzo 2013 sulla certificazione dei crediti e il rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) alle imprese che, pur essendo debitrici nei confronti degli enti previdenziali, vantano crediti verso la P.A.

In particolare, l’articolo 13 bis al comma 5 prevede: il Documento unico di regolarità contributiva può essere rilasciato “in presenza di una certificazione che attesti la sussistenza e l’importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto”.

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La somministrazione nulla quando l’utilizzatrice è una Pubblica Amministrazione.

Il Tribunale di Salerno, con sentenza n. 3847 del 7 ottobre 2013, ha affermato che la nullità del contratto di somministrazione tra l’agenzia del lavoro e la società pubblica comunale partecipata, non comporta l’assunzione a tempo indeterminato presso quest’ultima; infatti, le assunzioni in organico a tempo indeterminato possono avvenire soltanto attraverso il reclutamento concorsuale o procedura analoga, nel rispetto dell’art. 35, comma 3, del D.L.gs. n. 165/2001, in una logica di trasparenza, imparzialità ed economicità.

Con questa recentissima sentenza, il Tribunale di Salerno si sofferma sulla procedura di reclutamento e assunzione dei dipendenti delle società “in house” degli enti locali.

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Il concetto di “acausalità” nel contratto di somministrazione a tempo determinato: le recenti riforme.

A pochi mesi di distanza dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 24/2012 – che recependo la direttiva europea n. 104/2008 ha introdotto nel nostro ordinamento la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato senza individuare la causa- il legislatore è tornato ad occuparsi della “acausalità” con la riforma Fornero, incidendo sensibilmente sul contratto di somministrazione del lavoro. In forza del nuovo comma 1-bis, art. 1, D. Lgs n. 368/2001, inserito dall’art. 1, comma 9, lett. b), L. n. 92/2012, l’indicazione della causa non è più richiesta nell’ipotesi di primo contratto a tempo determinato “di durata non superiore a dodici mesi”; tale principio si applica anche in caso “di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4, art. 20, Dlgs 10.9.2003, n. 276”.

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